Il commercialista che esegue bonifici per la società decotta rischia una condanna per bancarotta (Cassazione 18599/2026)
Sei commercialista o consulente tributario di una società che versa in stato di crisi?
L’amministratore ti ha delegato ad eseguire dei pagamenti e vuoi sapere cosa rischi per i bonifici e le altre operazioni bancarie se viene dichiarata la liquidazione giudiziale della società?
La risposta la fornisce la Cassazione con la sentenza numero 18599/2026 del 22 maggio 2026 ed è chiara e non affatto rassicurante:
se tieni la contabilità della società ed esegui operazioni bancarie a vantaggio di soggetti diversi dai creditori sociali, partecipi – come concorrente esterno – nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione commesso dall’amministratore per averlo agevolato nella dispersione delle risorse economiche dal patrimonio sociale.
Se vieni rinviato a giudizio per un fatto assimilabile a quello esaminato dalla Cassazione tieni presente che rischi una condanna alla pena principale della reclusione da tre a dieci anni di reclusione, oltre a quella accessoria dell’interdizione temporanea dall’esercizio della professione per lo stesso periodo.
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Il caso giudiziario
Secondo la ricostruzione operata dai giudici di primo e secondo grado la responsabilità penale del commercialista per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione è stata accertata ed affermata sia per il conferimento di una delega rilasciata all’imputato dall’imprenditore per operare sui conti correnti della società, sia, soprattutto, perché erano state da lui compiute numerose operazioni bancarie.
Secondo i giudici di merito le operazioni bancarie erano state realizzate nella piena consapevolezza da parte del commercialista di arrecare pregiudizio ai creditori, tenuto conto del suo ruolo di consulente fiscale della società a conoscenza del movimento degli affari dell’Ente.
Come si è difeso l’imputato in cassazione.
La difesa dell’imputato in cassazione ha chiesto l’annullamento della sentenza sostenendo che l’imputato non ha agito come un amministratore di fatto ma quale mero esecutore materiale della volontà dell’amministratore della società.
La decisione della Cassazione ed i principi di diritto.
La Cassazione ha rigettato il ricorso.
Questo perché il ruolo di commercialista della società costituiva un punto di osservazione privilegiato sulla situazione di compromissione finanziaria della società avendo l’imputato curato la contabilità e redatto i bilanci societari.
Conseguentemente, sottolinea la Cassazione, l’imputato, pur essendo a conoscenza della crisi di impresa e della conclamata situazione di illiquidità, che si riverberava anche nel costante ritardo nel pagamento degli stipendi ai dipendenti, operava sui conti correnti della società, incassava assegni, percepiva bonifici ovvero prelevava contanti per sé, per l’amministratore di diritto o in favore di società che non avevano alcuna ragione di credito nei confronti della fallita.
Tali comportamenti, secondo la Cassazione, denotano la piena consapevolezza da parte dell’imputato di realizzare condotte distrattive che hanno eroso la garanzia dei creditori costituita dal patrimonio sociale.
Tanto è stato ritenuto necessario e sufficiente per integrare il reato contestato e comminare la pena di giustizia.
Perché è importante la sentenza?
La sentenza numero 18599/2026 si inserisce all’interno del dominante quadro tracciato dalla giurisprudenza di legittimità secondo il quale il professionista che agisce direttamente o fornisce uno strumento (formalmente legale ma il cui utilizzo risulta nel concreto illecito) all’amministratore per svuotare o quanto meno riduce la garanzia verso i creditori sociali, concorre nel reato di bancarotta per distrazione ascritto all’imprenditore individuale ovvero all’amministratore nell’ipotesi di impresa collettiva.
Conoscere il principio di diritto e la sua applicazione concreta nelle aule del Tribunale aiuta a non commettere errori o leggerezze nell’esercizio dell’attività professionale dalle quali può derivare una grave responsabilità penale e patrimoniale.
Come ti possiamo difendere?
In alcuni casi trattati dallo studio è stato possibile far rilevare al PM che ha richiesto l’archiviazione dell’indagine o dimostrare nel corso del processo che il professionista al quale era stato contestato il reato, nella qualità di concorrente esterno nella bancarotta per distrazione, seppure aveva oggettivamente realizzato operazioni non inerenti agli interessi dell’impresa, aveva operato in una fase in cui non era del tutto a conoscenza della situazione contabile perché subentrato ad altro, precedente, professionista, oppure perché la contabilità era stata posta a sua conoscenza dall’amministratore successivamente alle operazione considerate illecite dalla Procura.
Per svolgere una efficace difesa spesso si rileva decisivo affiancare all’attività del penalista che ti deve assistere e difendere in ogni fase del procedimento penale quella di un valido consulente tecnico contabile che possa verificare la fondatezza delle conclusioni cui è pervenuto il curatore della liquidazione giudiziale, considerato che il PM spesso ne recepisce le valutazioni trasfondendole nell’avviso di conclusione delle indagini e poi nella richiesta di rinvio a giudizio, cui segue la fissazione dell’udienza preliminare.
In questi casi anche la prova testimoniale su particolari circostanze di fatto può rivelarsi utile per spiegare le ragioni per le quali sono state eseguite le operazioni bancarie o di altra natura da parte del professionista, spiegando le ragioni per cui non poteva essere a conoscenza di operare in danno dei creditori.
Se dopo attenta valutazione dei fatti contestati e delle prove a discarico (a vantaggio dell’imputato) si decidesse di affrontare il dibattimento potrebbe risultare utile tentare una transazione con la curatela fallimentare per scongiurare la costituzione di parte civile nei tuoi confronti con rivalsa sul tuo patrimonio ed avvantaggiarsi dell’attenuante dell’avvenuto risarcimento del danno prima dell’apertura del dibattimento (art. 62, n. 6 cod. pen.)
Tuttavia, non sempre è consigliabile affrontare il dibattimento con questa imputazione!
Qualora dalla disamina del materiale probatorio presente nel fascicolo per le indagini preliminari risulti poco probabile ottenere un esito assolutorio, consiglio di valutare attentamente la possibilità di definire il processo con riti alternativi al dibattimento (giudizio abbreviato – secco o subordinato all’assunzione di una prova o applicazione della pena concordata), considerando la severità della risposta sanzionatoria prevista dalla norma che punisce il reato di bancarotta fraudolenta impropria con pena detentiva da tre a dieci anni di reclusione (con possibile aumento di pena per le aggravanti dei plurimi fatti di bancarotta e/o del valore rilevante della distrazione), con concreto rischio dell’imputato di riportare una pesante condanna, senza sospensione condizionale della pena principale e di quella accessoria con grave pregiudizio per la libertà personale ed il prosieguo dell’attività di impresa.
Contenere la condanna entro il limite dei due anni di reclusione oltre a consentire la concessione della sua sospensione condizionale, farebbe conseguire al professionista l’ulteriore vantaggio di ottenere la sospensione della pena accessoria dell’interdizione temporanea dall’esercizio della professione.
Contattaci subito per valutare il tuo caso.
Se sei un professionista coinvolto in un procedimento nel quale ti contestano il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e vuoi chiarire la tua posizione alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali, contattaci per una consulenza personalizzata: analizzeremo insieme rischi, strategie difensive e possibili soluzioni per tutelare al meglio la tua persona ed il tuo patrimonio.
La tempestività dell’intervento legale sin dalla fase della procedura concorsuale, prima che il Curatore della liquidazione giudiziale trametta la sua relazione alla Procura della Repubblica è fondamentale nei reati fallimentare per selezionare la linea difensiva più adeguata e scongiurare il rischio di incorrere in decadenze processuali che potrebbero pregiudicare l’esito del giudizio.
Ti ricordo che se hai ricevuto la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ti ricordo che hai soltanto venti giorni per svolgere le tue difese per ottenere l’archiviazione del procedimento.
Se hai ricevuto l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare ricorda che ben prima di affrontare il processo devi avere analizzato con la massima attenzione l’intero fascicolo per le indagini preliminari e scegliere il rito da seguire (ordinario/dibattimento, abbreviato o richiesta di applicazione della pena/patteggiamento) perché dopo l’udienza non potrai che seguire il rito ordinario dibattimentale senza alcuna premialità.
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Avv. Claudio Ramelli [reati fallimentari e dell’economia]

