Omicidio colposo in cooperazione con l’infermiera per il sanitario che non verifica la compatibilità della sacca di sangue da trasfondere con il gruppo sanguigno del paziente

Si segnala ai lettori del sito la  recente sentenza numero 4223.2022  – depositata l’08.02.2022, resa dalla IV Sezione penale della Corte di Cassazione che, pronunciatasi su un caso di omicidio colposo in campo medico, si sofferma sul tema della cooperazione colposa del sanitario con il personale infermieristico addetto alla esecuzione della trasfusione di sangue, nell’ipotesi in cui dallo scambio delle sacche ematiche derivi un evento avverso per il paziente.

 

Il caso clinico, il reato contestato e il doppio grado di merito.

Nel caso di specie agli imputati, tratti a giudizio nelle rispettive qualità di   medico in servizio presso il reparto di rianimazione e di infermiera in servizio presso il medesimo reparto, era stato contestato  il delitto di omicidio colposo per avere cagionato in cooperazione tra loro la morte del paziente, per colpa generica e specifica, consistita nel non aver osservato la procedura trasfusionale prevista dal protocollo ospedaliero adottato dalla ASL, effettuando così una trasfusione per 15 minuti di 50 ml di sangue di tipo “A Rh positivo” a [omissis] con gruppo sanguigno “0 Rh positivo”, ricoverato per grave insufficienza respiratoria, provocando così un brusco peggioramento del quadro clinico per insufficienza multiorganica con compromissione cardiaca terminale che a poche ore dalla errata trasfusione lo conduceva a morte.

La Corte di appello di Firenze  confermava la sentenza di primo grado con la quale il Tribunale di Grosseto aveva affermato la penale responsabilità di entrambi gli imputati.

 

Il ricorso per cassazione, il giudizio di legittimità e il principio di diritto.

Le difese dei giudicabili proponevano ricorso per cassazione contestando sia l’aspetto della colpa ascritta ai rispettivi assistiti, sia la motivazione posta a sostegno della ritenuta sussistenza del nesso causale, considerate le gravissime condizioni in cui versava il paziente per il quale, secondo la tesi difensiva, a prescindere dalla pacifica errata trasfusione sarebbe sopraggiunta ineluttabilmente la morte.

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché ritenuti orientati a sollecitare una diversa lettura del compendio probatorio preclusa in sede di legittimità.

Di seguito si riportano i passaggi più significativi tratti dal tessuto motivazionale della sentenza in commento nella parte dedicata al tema della cooperazione colposa tra operatori della sanità ed al nesso causale con l’evento morte quando l’errore degli operatori viola le linee guida prescritte dalla struttura sanitaria:

Va qui ribadito il principio che in caso di condotte colpose indipendenti non può invocare il principio di affidamento l’agente che non abbia osservato una regola precauzionale su cui si innesti l’altrui condotta colposa, poiché la sua responsabilità persiste in base al principio di equivalenza delle cause, salva l’affermazione dell’efficacia esclusiva della causa sopravvenuta, che presenti il carattere di eccezionalità e imprevedibilità. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva riconosciuto la responsabilità per la morte di un paziente conseguente alla trasfusione di sangue non emocompatibile con il suo gruppo sanguigno, del tecnico addetto al servizio trasfusione che aveva consegnato all’infermiere le sacche destinate ad altro paziente, dei medici che avevano ordinato la somministrazione senza verificare la corrispondenza del gruppo sanguigno del paziente con quello indicato sulle sacche, e dell’anestesista rianimatore – chiamato per un consulto in seguito alla crisi ipotensiva del paziente – che aveva omesso di ricercare autonomamente la causa di tale crisi) Sez. 4, n. 50038 del 10/10/2017 Ud. (dep. 31/10/2017 ) Rv. 271521 – 01; cfr anche Sez. 4, n. 6018 del 01/02/1982 Ud. (dep. 22/06/1982 ) Rv. 154288 – 011 medico, che esegue una trasfusione, può delegare ad altri il compito di verificare la corrispondenza del gruppo del sangue da trasfondere con quello del paziente solo in presenza di esplicita normativa ospedaliera che in modo chiaro e motivatamente autorizzi tale delega. (nella specie è stato ritenuto responsabile di omicidio colposo un medico anestesista che, nel corso di una operazione chirurgica, aveva trasfuso sangue incompatibile con quello del paziente, confidando che il controllo sul flacone fosse eseguito dalla capo-sala).

By Claudio Ramelli© RIPRODUZIONE RISERVATA